Il diapason

guccini

Avevo un diapason. Me lo donò Francesco Guccini quando ero una ragazzina e non sapevo chi fosse quel tipo con la barba che cantava sul palcoscenico con un fiasco di vino rosso ai piedi. La sorella di una mia compagna di classe, che consideravo fichissima perché lavorava e perché aveva un appartamento tutto suo, faceva la cameriera nella sede di Lotta Continua, in via Suffragio, a Trento. Il concerto era al cinema Roma. C’era tanta gente. Mi ricordo la ressa e mi ricordo di non aver chiuso occhio durante la notte: la prima volta che dormivo fuori casa per andare in città a un concerto. Ero troppo giovane per quei discorsi. Eppure mi trovai in testa alla tavolata della cena dopo il concerto, a tarda sera (altra circostanza fichissima). E il cantautore mi disse che avevo bei capelli, ma era ubriaco. Poi dalla sua borsa floscia trasse un diapason e me lo regalò. Neanche sapevo che farmene mentre gli altri mi guardavano con un po’ di invidia. Le cose capitano quando non te ne importa niente. Chissà dove avrò messo quel diapason.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *