Un giorno per Nelson Mandela

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Il 18 luglio si festeggia il Mandela Day. Alcuni confondono questa celebrazione con la morte, avvenuta invece la sera del 5 dicembre 2013. Lo ricordo bene perché quel giorno mi trovavo in Sudafrica, a Città del Capo, di ritorno da un giro di tre settimane in bicicletta. Uno dei viaggi più tranquilli nel continente africano: paesaggi mozzafiato, acqua potabile, strade comode, ottimo cibo, frutta a volontà, vino di qualità eccellente, prezzi abbordabili, clima perfetto. Novembre corrisponde al nostro giugno, soleggiato, ma ancora fresco. Molti italiani vivono in questa terra. Si vedono le balene, i delfini, ma anche gli squali. La luce solare ha una sfumatura unica. Le tasse sono basse (appena il 2 per cento del salario) e le banche arrivano al 7, per i depositi. Gli investitori, come i turisti, accorrono. Major sorgono accanto alla Township di Città del Capo. C’è lavoro nella pubblicità, soprattutto. Gli spot si girano nei luoghi selvaggi che questa parte del mondo offre. I giovani cercano impiego nel cinema, anche il ragazzo di Cesena che assieme al cugino gestisce una trattoria dove vado a mangiare, lasagne, gnocchi, tagliatelle. E’ belloccio e mi mostra il suo album di modello. A Città del Capo, tre milioni e mezzo di abitanti, c’è merce di buona qualità. Sulle strade, le luminarie natalizie, numerose e di foggia originale, sono pronte per scintillare. Traffico a parte, le strade sono tranquille, pulite e dotate di pesantissimi posacenere da marciapiede. C’è molta fiducia nel consumismo.

Pinguini pronti per le foto dei turisti.

Le truppe turistiche puntano alla Robben Island dove fu incarcerato Nelson Mandela e a Capo di Buona Speranza, l’estremo lembo di terra continentale. E’ una parete di roccia emersa dove le onde si infrangono spumeggiando. Quell’acqua denominata Atlantico e Indiano qui s’incontra, si mescola. Dov’è il confine?

In posa a Capo di Buona Speranza

Mentre pedalavo ho incontrato, quasi per caso, luoghi altrettanto interessanti. Mi ricordo di Franschhoek (L’angolo francese), una cittadina in una valle circondata di vette che evocano le Alpi. La città degli Ugonotti. Qui, nel 1688, i perseguitati da Luigi XIV sono approdati con un carico di ricette e tralci di vite. Proprio oggi c’è un festival dello champagne, all’aperto, in un grande giardino, fiumi di bollicine come alla corte del Re Sole, tendoni bianchi e metri di sgargiante tappeto rosso. Anche vestito di raso, c’è chi piscia nel cespuglio. Da ubriachi, bianchi e neri si tengono per mano e cantano insieme lungo la via. Passata la sbornia, non è più cosi. Nella vita di tutti i giorni, nel privato, le esistenze rimangono separate. I neri non sposano i bianchi.

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L’Africa era preparata alla morte di Nelson Mandela, malato da tempo. Lungo le strade, passo con la bici e incontro le locandine dei giornali. Le dirette televisive, le manifestazioni, i titoli, i discorsi sono pronti da mesi come le scale mobili dei supermercati Despar: su ogni gradino svanisce la pubblicità e appare il volto sorridente di Nelson Mandela.

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