A come Austria e Albania

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La giostra con i cavalli a dondolo e le luci. Nella piazza di Tirana adulti e bambini si fermano a osservarla. Chissà se fa più malinconia o tenerezza.

La seconda tappa dell’alfabeto del giro del mondo in bicicletta arriva in Austria e in Albania.

C’è un cicloturista che non è mai andato a farsi una pedalata in Austria? Paradiso delle piste ciclabili, dell’ospitalità e delle colazioni pantagrueliche nei numerosi b&b, civile e ordinata sulle strade, un giretto in Austria è sempre garanzia di sicurezza e benessere per i viaggiatori su due ruote. La prima volta che andai in Austria, di sicuro oltre vent’ anni fa, fu per percorrere il tratto Vienna-Budapest lungo il Danubio. Di quella volta ricordo l’acquisto di una palandrana antipioggia quattro taglie oltre la mia e una settimana di acqua, mvie-bu-pra 023a tanta di quell’acqua che a un certo punto non si sapeva bene dove cominciava il letto  del Danubio e dove finiva la strada.

A Bludenz, lo stabilimento della Milka, eh, eh, eh...
A Bludenz, lo stabilimento della Milka, eh, eh, eh…

 

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Sul traghetto verso Durazzo, là nascosta in mezzo a quei bestioni c’è anche la mia bicicletta.

Ricordo Vienna, la sua stazione attrezzata per salire sui treni con la bici (all’epoca mi sembrava il top della civiltà), il centro storico, i piccoli ristoranti e bar con le porte di legno che di sera riempivano i marciapiedi di gente caciarona ingolosita di knödel e birra austriaca… In seguito è capitato tante volte di passare attraverso l’Austria con la bici, per un viaggio sulle alpi svizzere, per pedalare fino a Parigi, per arrivare in Lussemburgo, per compiere semplicemente tratti di ciclabile ormai arcinoti come quella per Linz e per Salisburgo. In Austria, il ciclista sa che può rilassarsi, che troverà sempre una via ciclabile e, se non la trova, che verrà comunque rispettato dalle auto.

L'aquila su sfondo rosso, il simbolo dell'Albania.
L’aquila su sfondo rosso, il simbolo dell’Albania.

Quando, lo scorso settembre, con la mia bicicletta carica di borse mi sono imbarcata ad Ancona su un traghetto diretto a Durazzo, nutrivo meno certezze sullo stato dell’arte per la popolazione cicloturistica in Albania, detta anche il Paese delle Aquile.

Il più delle volte i pregiudizi ci rovinano la festa. Nel 2002 uscì il bellissimo saggio di Gian Antonio Stella “Quando gli albanesi eravamo noi”, che descrive, attraverso una carrellata di aneddoti, l’epopea del pregiudizio americano nei confronti degli immigrati italiani. Negli anni Novanta, invece, i pregiudizi degli italiani erano focalizzati sugli albanesi che all’epoca entravano a centinaia nella penisola.

Io odio i pregiudizi. E posso dire che dopo qualche giorno che gironzolo per le strade dell’Albania, penso con forza che gli albanesi siano stati calunniati, diffamati.

L’aspetto positivo dei pregiudizi è che quando vengono smontati dai fatti tutto splende sotto una luce nuova. È un’Albania vivace, brillante, gentile, disponibile, che pullula di novità, di scorci panoramici mozzafiato, di spiagge pulite e cangianti, di centri storici ben tenuti, di siti archeologici in crescita. È gente attenta al decoro, disponibile verso lo straniero, soprattutto se italiano, che stupisce per la sua fantasiosa cucina mediterranea, per la sua sicurezza nelle città, per la bellezza della terra che popola.

Infine, per quei pazzi come me che amano le grandi salite, il Paese delle Aquile è un vero Paradiso!

Ricami sulle mura della fortezza di Berat (Albania)
Ricami sulle mura della fortezza di Berat (Albania)
Scusate le spalle, ragazzi.
Scusate le spalle, ragazzi.
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