Scrivere un romanzo

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La fantasia è cosa facile, l’idea sorge all’improvviso come la famosa lampadina sopra il capo di un fumetto. Idea! Come hai fatto a immaginarti questa storia? Che risposta puoi dare, se non quella di un disegno con una lampadina accesa. Il difficile è il dopo, il difficile sono quei discorsi che sembrano macchinari di una scenografia teatrale, nascosti da una parete dipinta perché se il pubblico li vedesse comincerebbe a sbadigliare. La costruzione di un romanzo è lavoro di bassa manovalanza e di concentrazione.

Come la forma di uno scultore, di un architetto, di un pittore, di un regista, anche quella di un romanziere per comparire deve rispettare delle regole. Un romanzo ha un principio e una fine, per esempio. Non è così scontato. La struttura di un giallo segue un metodo, se si ha capito tutto fin dal primo capitolo, che divertimento c’è?

Leggere un romanzo significa svagarsi. Intrattenimento è una parola leggera, ma non per questo deve essere intesa come attività superficiale. La struttura di un romanzo è come la costruzione di una casa: tutto deve essere messo al posto giusto perché non cada a pezzi. E inserire i tasselli nella giusta posizione è un fare e disfare senza fine.

Poi c’è il linguaggio, avere cura di scrivere in un corretto italiano, rispettare la grammatica, rileggere per correggere gli errori. Avere cura della lingua in cui si scrive è imprescindibile per un romanziere. Mentre scrivevo MeL il mio impegno era questo: creare un romanzo di puro svago, rispettando le regole della qualità di un libro.

 

 

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