Uno per tutti! Tutti per uno!

Milka Gozzer
Milka Gozzer

C’erano una volta cinque amici per la pelle. Si conoscevano dalla nascita e anche se avevano caratteri differenti andavamo molto d’accordo. Pollice era il più laborioso dei cinque. Era sempre disponibile e si lagnava di rado, senza Pollice gli altri quattro non avrebbero potuto fare granché, erano soprattutto Indice e Medio che lo costringevano a intervenire di frequente per calmare le acque. Il primo non passava giorno che si alzasse per giudicare gli altri: “Quello ha sbagliato”, “Quello è scorretto”, “Questi sono scemi”, un borbottio continuo che sortiva l’effetto di trascinare nei guai anche l’amico Medio, il meno diplomatico dei cinque, che quando si alzava, beh, il dibattito era finito.

Del tutto disinteressato alle loro discussioni era invece Anulare, il più romantico del gruppo, per lui le necessità primarie erano l’amore e l’eleganza. Anulare coltivava la segreta speranza di unirsi a un cerchio perfetto per dare una direzione dolce alla sua vita. Infine c’era Mignolo il più piccolo della squadra, quello che se aveva bisogno di aiuto tutti si schieravano dalla sua parte per tirarlo fuori da qualche buco dove regolarmente andava a cacciarsi per giocare.

Accadde che un giorno i cinque si misero a parlare della situazione attuale. Indice e Medio formavano la fazione più agguerrita, dissero che era giunta l’ora di ribellarsi e di tagliare la corda. “Finiamola di sopportare le angherie di Polso. Fuggiamo!” urlarono in coro Indice e Medio. Pollice li ascoltava con un orecchio perché era troppo impegnato a fare su e giù nei post della sua pagina Facebook. Così Indice e Medio si rivolsero ad Anulare. “Amico, sta sbocciando la primavera, il tempo dell’amore, perché te ne vuoi stare qui ad aspettare. Vieni via con noi, è tempo di amare!” Inutile dire che il tenero Anulare era cotto a puntino e voleva soltanto rompere le righe per infilarsi in un mare rosa denso di amore. Mignolo disse che lui ci stava eccome e cominciò a scalpitare come un matto, finché Pollice si decise a prestare ascolto a tutti.

“Abbiamo deciso, dobbiamo andarcene” dissero in coro i quattro. Pollice però era molto dubbioso. “Come faremo con Polso? Quello ci tiene in riga con la forza”. Indice disse di sapere per certo che si poteva approfittare dei problemi di Polso per tagliare la corda. “Vuota il sacco, quali problemi avrebbe Polso?” chiese Pollice. Indice e Medio si scambiarono una lunga occhiata dall’alto verso il basso poi, sollecitato da Pollice, Indice parlò: “Pare che ultimamente Gomito dia parecchio filo da torcere a Polso”, “Cosa stai insinuando?”, chiese Pollice. “A furia di stare a casa, Gomito ha cominciato ad alzarsi troppo, sai cosa intendo, vero? E Polso pare che gli vada dietro”. “Via libera, caro Pollice, approfittiamone per liberarci del giogo di quei due farabutti fascisti! Li odio!”  “Vacci piano, Medio”, fece conciliante Pollice e si rivolse ad Anulare: “Tu cosa dici, Anu?” – Quando si rivolgeva a lui, usava sempre il diminutivo.  Anulare lo guardò languido ed emise un sospiro piuttosto eloquente, mentre Mignolo si stava già mettendo le scarpe da calcio. Così Pollice, anche se non del tutto convinto, disse agli altri che si poteva fare. In fondo anche a lui un po’ di libertà non dispiaceva, eccheccavolo! Tutto il giorno a dannarsi, a lavorare, per cosa poi? magari là fuori si potevano organizzare i turni in modo differente e distribuire i carichi di lavoro come sapeva del suo omologo, Alluce, che non faticava tanto, non come lui almeno, che finalmente si sarebbe goduto un po’ di vacanza, o magari, addirittura, la possibilità di una vita diversa. La fuga fu quindi organizzata.  Quella sera stessa avrebbero approfittato dell’alzata di Gomito e della relativa assenza di Polso al controllo. Terminati gli ultimi preparativi i cinque amici erano pronti a tagliare la corda. Si strinsero in un pugno e gridarono: “Viva la libertà!”

Stavano per prendere il volo quando giunse l’eco lontana di una voce sconosciuta che li fece esitare proprio sulla soglia. Lì per lì non sapevano a cosa attribuirla, loro dipendevano direttamente da Polso che sapevano subordinato a Gomito. Pollice aveva sentito che più in alto c’era il grande capo Spalla, ma da lì in poi non era informato, e del resto ben poco veniva detto a un operaio comune come Pollice. Ora però le voci di protesta si alzavano nell’aria sempre più forti.

Ben presto fu chiaro che c’era in corso una rissa tra Bocca, Occhi, Naso e Cervello. Bocca, Occhi e Naso si erano coalizzati perché volevano uscire di casa. Bocca desiderava con tutta sé stessa mangiare una pizza cotta nel forno a legna e scolarsi una bionda alla spina riboccante di schiuma bianca. Occhi aveva appena acquistato un paio di occhiali firmati e voleva che molti altri Occhi potessero ammirarli in giro per i quartieri della città. Naso sentiva il desiderio di riempirsi di aria frizzante, aveva voglia di mare, aveva voglia di montagna, in quella puzza di chiuso non riusciva più a resistere.

I cinque amici si guardarono l’un l’altro, ma prima che Indice cominciasse a dire: “Quanto sono egocentrici questi” seguito a ruota da Medio: “A morte!”, risuonò la voce tuonante di Cervello: “Adesso basta! Dovete stare fermi al vostro posto, altrimenti ci saranno gravi conseguenze, chiaro!”

Dopo un primo momento di silenzio, il coro delle proteste ricominciò se possibile ancora più forte, alla rivolta ora si erano aggiunti Collo, Orecchie, milioni di Capelli e un contingente della fazione dei Peli. L’agitazione dilagava. I cinque amici sentirono le grida giungere da tutte le parti, da zone che non avevano mai sentito fiatare: Ano e Femore erano sul piede di guerra, mentre Ginocchio stava insultando un altro Ginocchio restio a muoversi perché un po’ dolorante. “Sei sempre lì che ti lamenti, e andiamo, muoviti”. Intanto ai piani alti, Cervello stava perdendo la Testa, non tanto per la rivolta in corso, quanto perché Gomito ne aveva approfittato per alzarsi più del solito. A questo punto Pollice era incerto sul da farsi, ma Indice disse: “Davvero vogliamo restare qui con questa gabbia di matti? Noi siamo i migliori e dobbiamo andar…”

Ma non riuscì a finire la frase, spalancò la bocca per prendere fiato, e poi crollò a faccia in giù, stecchito. La bagarre intorno finì, e d’un tratto cadde un silenzio spettrale. Cuore aveva smesso di battere.  Cuore se ne era stato in silenzio troppo a lungo, per settimane, per mesi aveva continuato a fare il suo dovere: mentre Gomito si alzava e Cervello dormiva, Cuore continuava diligente a svolgere il suo compito: battere tutti i giorni a tutte le ore come da regolamento. Ma adesso si era stufato, era esausto, era nauseato a causa di quanto stava succedendo attorno a lui. E dire che certi segnali li aveva lanciati, con prudenza, sommessamente, talvolta aveva dato qualche acceleratina, lasciato qualche vuoto, ma niente, nessuno si era curato di lui. Tutti in fibrillazione, loro!, tutti a pensare solo a se stessi. Ecco perché arrivato a quel punto aveva deciso di dare una lezione a quella massa di egoisti ignoranti che non avevano ancora capito che erano tutti sulla stessa barca. Da soli non andate da nessuna parte, pensò in cuor suo, Cuore. Siete tutti collegati, non potete fare a meno l’uno dell’altro, si disse, e pensò che se lo avessero compreso, chissà, forse lui avrebbe ricominciato di nuovo a battere.

Altri libri di Milka Gozzer sono disponibili su Amazon.  In formato ebook e in formato cartaceo sono pubblicati i romanzi “Le radici del muschio” e “MeL”.

 

 

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